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Ice bucket challenge. I risultati? Dopo due anni non solo raffreddori

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Ice bucket challenge. I risultati? Dopo due anni non solo raffreddori

L’Ice Bucket Challenge è stato un successo. A due anni di distanza dalla campagna che congelò le teste di vip e gente comune, possiamo constatarne non solo il successo, dimostrato già allora dalla diffusione virale dei secchi di acqua ghiacciata, ma l’importanza dei risultati, economici e scientifici, a dispetto dei soliti detrattori dei fenomeni che coinvolgono le masse. Stiamo parlando di quei video in stile catena di Sant’Antonio che ebbero tra i primi protagonisti Mark Zuckerberg, Anna Wintour, Tom Cruise e tantissimi altri (e in Italia coinvolsero molti vip tra cui Adriano Celentano, Jovanotti, Jerry Calà), in cui il personaggio di turno si riversava addosso acqua ghiacciata e alla fine nominava un’altra persona che avrebbe dovuto fare lo stesso, farsi filmare e mettere in rete il filmato. L’iniziativa fu lanciata dalla Als Association (Associazione statunitense contro la SLA: Sclerosi Laterale Amiotrofica) per incentivare le donazioni per la ricerca.

Partita nel luglio 2014 negli Stati Uniti, e rilanciata in Italia ad agosto, la campagna di sensibilizzazione attirò tanti amanti del brivido e, sebbene l’idea di una doccia gelata come mezzo di sensibilizzazione potesse sembrare un po’ bizzarra, diventò rapidamente virale: condividere sul web il momento in cui ci si fa scivolare addosso qualche litro di acqua gelata raccolse infatti 100 milioni di dollari in un mese (in Italia 2,4 milioni di euro), soldi impiegati poi in diversi progetti di ricerca. Uno di questi ha coinvolto 80 ricercatori di 11 paesi diversi e ha prodotto una importante scoperta: grazie al sequenziamento del genoma di quindicimila persone affette da SLA è stato individuato un nuovo gene, Nek1, responsabile dell’insorgere della malattia. Di sicuro un risultato positivo che risponde alle critiche di chi all’epoca sottolineava come l’aspetto ludico del gesto sottacesse l‘importanza della malattia e potesse creare aspettative superiori sull’entità delle effettive donazioni. Anche a Papa Francesco, allora nominato da Shakira al termine della sua doccia gelata, non piacque molto l’idea di socializzare il momento della donazione e richiamò i cristiani invitandoli a compiere atti di generosità in silenzio. Ma il silenzio, si sa, non è virale.


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